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Non chiamatelo solo dentifricio: è l’alleato più prezioso che abbiamo

Storia, ingredienti e consigli per scegliere il dentifricio più adatto

Ogni giorno quel tubetto da spremere rappresenta un’abitudine che fa parte del quotidiano di tutti noi. Ma vi siete mai chiesti cosa vi sia davvero dietro quella pasta colorata? Il dentifricio è un prodotto essenziale per l’igiene orale. E spesso anche uno dei più sottovalutati. Quale funzione svolge e, soprattutto, quale scegliere tra le infinite opzioni sugli scaffali? Sì, perché i nostri denti non sono tutti uguali e questo vale anche per le specifiche esigenze di dentifricio.

Dal vino agli abrasivi naturali: il dentifricio nella storia

Il dentifricio non è un’invenzione moderna, anzi: le prime forme di “pasta per i denti” risalgono addirittura al 5000 a.C. quando, in Egitto, si mescolavano ceneri, mirra, polveri di ossa e pietra pomice per pulire i denti. I Greci realizzavano paste abrasive a base di conchiglie frantumate, mentre i Romani vi mischiavano perfino vino e urina per del loro potere disinfettante. La svolta moderna arriva solo nell’800 con le prime paste confezionate in barattolo e, successivamente, ecco prender piede l’iconico tubetto, ispirato ai colori ad olio dei pittori. Da allora, il dentifricio si è trasformato in un vero e proprio prodotto scientifico, arricchito da principi attivi e tecnologie sempre più avanzate.

Cosa contiene davvero un dentifricio

Saper leggere l’etichetta di un prodotto è fondamentale e lo è anche in questo caso, se vogliamo esser certi di scegliere quello più adatto. Tra gli ingredienti più diffusi il fluoro, che aiuta a prevenire la carie rafforzando lo smalto; abrasivi delicati come silice o carbonato di calcio per rimuovere la placca; detergenti (come il sodio lauril solfato) per produrre la schiuma che facilita la distribuzione del prodotto; umidificanti come glicerina o sorbitolo per mantenerne la consistenza; aromi e dolcificanti che donano un’esperienza più gradevole senza bisogno di zuccheri. Infine il nostro quotidiano tubetto contiene svariati principi attivi aggiuntivi come nitrato di potassio per la sensibilità, clorexidina per le gengive, o i perossidi tipici dei dentifrici sbiancanti. Secondo le linee guida dell’Oms e del Ministero della Salute, un buon dentifricio, per essere efficace contro la carie, dovrebbe contenere almeno 1000 ppm di fluoro, ma la quantità ideale può variare in base all’età e allo stato di salute orale.

Quale dentifricio scegliere, dunque? Dipende dalla vostra bocca

Il miglior dentifricio non è quello che fa più schiuma o ha il sapore più fresco, ma quello che risponde alle vostre esigenze specifiche. Per esempio, chi soffre di gengiviti dovrebbe preferire dentifrici con azione antinfiammatoria (a base di clorexidina o oli essenziali), mentre chi ha denti sensibili troverà beneficio nei prodotti contenenti nitrato di potassio o fluoruro stannoso, che aiutano a bloccare i segnali dolorosi. Chi è soggetto a carie frequenti, come anticipato, dovrebbe orientarsi verso dentifrici ad alto contenuto di fluoro, mentre per i bambini è importante scegliere prodotti specifici con dosaggi adeguati alla loro età (in genere sotto i 1000 ppm fino ai 6 anni). Attenzione infine ai dentifrici “sbiancanti”: se usati in modo scorretto o troppo frequentemente, possono risultare abrasivi e danneggiare lo smalto. Chiedete al vostro dentista di fiducia e non sbaglierete scelta.

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