L’ortodonzia tra estetica, problematiche igieniche e malocclusioni
Iniziamo subito col dire che l’“apparecchio” è un dispositivo dedicato alla correzione d’alcune compromissioni del cavo orale tanto negli adulti che nei bambini. Per lo più finalizzato al riallineamento dentale, il suo scopo non è però quasi mai eminentemente estetico. Nella maggior parte dei casi i cosiddetti “denti storti”, infatti, oltre a disagi dovuti alla loro disarmonia, rendono più difficile una corretta igiene orale, favorendo l’accumulo di placca. Vi sono casi, poi, in cui l’ortodonzia risulta fondamentale per la risoluzione di problemi di funzionalità masticatoria.
Denti disallineati e malocclusioni: perché?
Se vi state chiedendo quali siano i motivi alla base dei “denti storti”, la prima cosa che vi sarete detti è “Ci si nasce”. Vero, ma non solo. Ai fattori genetici si aggiungono quelli ambientali, la perdita precoce dei denti da latte o di denti definitivi, gengiviti, parodontiti, bruxismo, interventi dentistici mal eseguiti, succhiamento del dito e respirazione orale.
Dimmi “di che malocclusione sei”…
Tra i più diffusi esempi di rapporto anomalo tra i denti delle due arcate vi sono:
- Diastema: uno spazio eccessivo tra due denti. Molto diffuso tra gli incisivi centrali superiori, si stima interessi tra il 5 e il 20% della popolazione adulta.
- Morso aperto: condizione in cui le due arcate dentali non vengono a contatto una volta sovrapposte. Spesso è dovuto a scorrette abitudini come succhiarsi il dito da piccoli, deglutizione atipica con interposizione della lingua.
- Morso incrociato: si tratta di un problema scheletrico tale per cui i denti di un’arcata sono rivolti all’interno (verso il palato) e gli altri all’esterno (verso la guancia).
- Morso profondo: se gli incisivi superiori coprono gli inferiori o viceversa per 2-3 millimetri. Quando cioè, a bocca chiusa, i denti di un’arcata i sporgono rispetto alla controparte.
- Overjet aumentato: quando gli incisivi superiori sporgono eccessivamente rispetto alla controparte inferiore causando il caratteristico aspetto a “coniglietto”.
Molte di queste condizioni possono comportare dolore, difficoltà di masticazione, nell’articolazione delle parole, respirazione “orale”, lesioni di gengive o palato, modifiche del profilo del volto.
Ho deciso: metto l’apparecchio. Qual è il migliore?
Innanzitutto le tipologie si dividono tra apparecchi fissi e mobili in base alla possibilità di rimuoverli o meno nel corso del trattamento. I primi, fissati ai denti con attacchi adesivi, hanno il vantaggio d’agire h24 in modo continuativo. I secondi, che a loro volta si distinguono tra “ortodontici”, “di contenzione” e “funzionali”, hanno il vantaggio di poter essere indossati solo la notte o in casa, ma sono spesso funzionali a risolvere problematiche che insorgono in dentatura mista o per mantenere risultati ottenuti con i precedenti. Quale apparecchio scegliere, dunque? A farlo sarà per voi la vostra specifica problematica dentale. Rivolgetevi al dentista e saprà cosa consigliarvi.
Apparecchio e bambini
Questo strumento si rivela importante per il corretto sviluppo di denti e arcate in tenera età, quando una prima visita ortodontica valuterà se e quando accompagnare alla crescita del bambino l’apparecchio funzionale. In caso di crescita ossea irregolare o deficit trasversale del palato, il ricorso al trattamento potrebbe dover iniziare, compatibilmente con il grado di collaborazione del bimbo, il prima possibile. Obiettivo di questa prima fase ortodontica è arrivare in dentatura permanente senza dover più intervenire con ortodonzia fissa o, qualora necessaria, averla resa più semplice.
Per qualsiasi dubbio o domanda rivolgetevi sempre al vostro dentista di fiducia.